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Una mostra e nuovi studi per conoscere opera e identità dell’anonimo pittore quattro-cinquecentesco

Tuili, Chiesa Parrocchiale, Maestro di Castelsardo, Retablo di San Pietro, 1500 ca. © Giovanni Pintori

Se l’attenzione al patrimonio pittorico afferente ai secoli di dominazione spagnola in Sardegna cresce e si arricchisce di nuove scoperte, lo si deve al lavoro costante portato avanti da tanti studiosi e recentemente dal team di funzionari e specialisti del settore coordinati da Patricia Olivo, storica dell’arte e già soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna (in carica fino al 15 novembre 2021). Maria Passeroni, Mauro Salis, Silvia Medde e Maria Francesca Porcella anticipano lo stato delle indagini e la notizia di un prossimo evento legato alla condivisione delle importanti scoperte effettuate sul Maestro di Castelsardo.


Avete in programma una mostra?

Patricia Olivo. Sì, una mostra che mira a riunire alcune delle opere più significative del Maestro di Castelsardo, da più parti considerato l’esponente qualitativamente più alto della pittura in Sardegna. È stato attivo a cavallo tra Quattro e Cinquecento, e da sempre in Sardegna ha destato il maggior interesse presso gli studiosi e presso il grande pubblico per l’alta qualità delle testimonianze pittoriche a lui attribuite, conservate nell’isola e all’estero. La sua figura è avvolta da un alone di mistero per la carenza della documentazione riferita alla sua persona e alla committenza delle opere.


Come ci si muove per risalire all’identità del Maestro di Castelsardo?

Maria Passeroni. Nel tentativo di chiarire la misteriosa identità, la formazione e l’ambito d’azione del pittore, solo negli ultimi anni si è stabilito di affiancare all’analisi stilistica e alla ricerca documentaria i moderni metodi di indagine diagnostica. Tra il 2003 e il 2005 sono state eseguite esclusivamente indagini riflettografiche sulle opere del Maestro nell’ambito di un più ampio progetto di studio nato da una collaborazione tra le Università di Padova e Genova. Altre due campagne di indagini riflettografiche sono state condotte in parallelo dall’allora Dipartimento di Archeologia e Storia dell’Arte dell’Università di Cagliari su opere sarde e dall’Università di Barcellona in collaborazione con il Dipartimento di Storia delle Arti visive dell’Università di Padova su opere attribuite al Maestro di Castelsardo e conservate nella città catalana.


Le indagini sono sempre più sofisticate, di quali strumenti vi avvalete?

Maria Passeroni. Nel 2012, a seguito di un restauro finanziato nel 2009 dal Mibact su alcune tavole del Retablo di Castelsardo, si è approfondito il percorso diagnostico affiancando alle riflettografie ulteriori indagini scientifiche non distruttive che hanno previsto riprese riflettografiche all’infrarosso, esami radiografici, fluorescenze ai raggi X (XRF) oltre ad analisi micro-distruttive per evidenziare la stratigrafia dei materiali pittorici (cross section). Il merito di questa campagna diagnostica (promossa e condotta dalla Soprintendenza di Sassari e Nuoro) è stato mettere a confronto gli esiti delle diverse tecniche di indagine utilizzate, ottenendo informazioni più approfondite rispetto ai precedenti studi.

Patricia Olivo
. Nel 2017 l’occasione per proseguire e approfondire la ricerca diagnostica è stata fornita dal Programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo, che ha finanziato interamente il restauro del Retablo di San Pietro, conservato nella parrocchiale di San Pietro a Tuili, pubblicando la scheda storico artistica nel catalogo dedicato.


L’opera restaurata ha fatto lustro di sé.

Patricia Olivo. Sì, è stata esposta alla Venaria Reale a Torino nella mostra «La fragilità della bellezza», riscuotendo grande successo di pubblico e critica. Nel corso dei lavori di restauro la nostra Soprintendenza ha richiesto alcune indagini diagnostiche di natura non invasiva (riflettografie a infrarosso, radiografie digitali, infrarosso falso-colore, microscopie digitali, fluorescenze a raggi X) che hanno restituito preziosissime informazioni sulle tecniche esecutive, sui pigmenti e sulla regione geografica di provenienza del Maestro. Questi dati coincidono in parte con gli esiti delle succitate indagini effettuate sul Retablo di Castelsardo, che rivelano probabilmente un percorso evolutivo nello stile del Maestro e una precisa e articolata organizzazione di bottega.


State acquisendo nuovi dati dallo studio comparato?

Patricia Olivo. Abbiamo ampliato e approfondito lo studio diagnostico, confrontando i risultati di diverse tecniche di indagine ed estendendolo ad altre opere attribuite al Maestro o al suo ambito, conservate in Sardegna e all’estero. D’altronde, oggi possiamo contare su dispositivi compatti e di facile trasportabilità, dotati di tecnologia digitale e in grado di dare risultati preliminari immediati.


Ci potete dare qualche altra anticipazione sulla mostra dedicata al Maestro?

Patricia Olivo. L’occasione per valorizzare questo momento di studio e ricerca scientifica è nata dalla proposta di collaborazione con il Museo Archeologico di Cagliari e con il Comune, che hanno finanziato il progetto di un’innovativa mostra. Indagini e opere saranno presentate al pubblico nella prima grande retrospettiva dedicata all’artista, in cui confluiranno le opere in prestito dal MNAC di Barcellona, dalla chiesa di Santa Lucia di Tallano in Corsica, da collezionisti privati, da diocesi sarde, insieme al Retablo della Porziuncola della Pinacoteca Nazionale di Cagliari.

Mauro Salis.
 Si avrà così la possibilità di ammirare in un unico luogo alcuni dei più insigni esemplari della meravigliosa arte del retablo nei loro accostamenti cromatici, nelle loro tecniche esecutive e nei dettagli iconografici. Si è creduto in questo progetto da diversi anni, facendo leva sulla profonda convinzione che, per la conoscenza del Maestro e della sua bottega, oltre che all’attribuzione su base stilistica e documentaria, sia fondamentale il metodo scientifico.

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