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Mercanti, ambasciatori e musici itineranti lavoravano come informatori segreti dei loro re presso le corti straniere

Sui muri del palazzo Ducale di Venezia si trovano alcune "buche delle lettere" note come Bocche di Leone. Servivano a sporgere denunce anonime

Sui muri del palazzo Ducale di Venezia si trovano alcune "buche delle lettere" note come Bocche di Leone. Servivano a sporgere denunce anonime

Foto: White Images / Scala, Firenze

 

Tra le professioni che vantano una maggiore presenza e persistenza in tutte le società umane vi è, senza dubbio, quella di spia. Ogni volta in cui una comunità ha avuto qualcosa da – un segreto politico, un vantaggio strategico, una risorsa economica – i suoi avversari o concorrenti si sono serviti di professionisti dello spionaggio per cercare di carpirlo. Nell'Europa medievale la molteplicità di stati e le ostilità tra questi resero indispensabile l'impiego di spie. Il primo documento contente la parola "spia" risale al 1264, quando i veneziani definirono con questo termine alcuni tedeschi che ispezionavano il loro territorio e indagavano tra gli abitanti in cerca d'informazioni. Lo scrittore Tommaso Garzoni (1549-1589) li definiva «una classe di persone che segretamente entrano in una città per riferire al proprio esercito informazioni relative al nemico».

Nel Medioevo si contavano numerosi tipi di spie. Tra i più frequenti vi era l'inviato ufficiale mandato in territorio nemico con la missione di consegnare un messaggio. Poteva trattarsi di semplici messi ma anche di membri dell'aristocrazia, chiamati araldi. I nobili, inizialmente, mantennero le distanze da un'attività disonorevole come lo spionaggio, ma sappiamo che nel 1389 il nobile araldo di Luigi II d'Angiò, re di Sicilia, accusò di disonestà e di spionaggio i suoi omologhi in tutta Europa.

Tutti sospettati

Per quanto riguarda gli ambasciatori, questi da sempre furono considerati potenziali spie. Nel 1415 Enrico V d'Inghilterra, per esempio, diede ordine d'incarcerare tutti gli ambasciatori francesi durante i preparativi per l'invasione dello storico nemico inglese che sarebbe poi stato vinto nella celebre battaglia di Azincourt. Oltre a queste spie "ufficiali", per così dire, molte altre persone potevano occasionalmente ricoprire le funzioni di spia: mercanti, commercianti, medici, giullari, religiosi e persino pellegrini o presunti tali. Sappiamo, per esempio, che un astrologo spagnolo travestito da pellegrino del Cammino di Santiago fu inviato in Inghilterra perché prendesse parte all'assassinio del re Enrico VII.

Musici in una miniatura di 'Las cantigas de Santa Maria'. XIII secolo. Escorial, Madrid

Musici in una miniatura di 'Las cantigas de Santa Maria'. XIII secolo. Escorial, Madrid

Foto: Oronoz / Album

Come si diventava una spia

In generale, nel Medioevo operavano tre tipi di spie distinguibili in base alla funzione che svolgevano: la "spia reale", l'agente occasionale e l'agente catturato. Il primo di loro era una persona della cerchia del monarca: un suo amico personale, a lui vicino nella vita quotidiana, della massima fiducia e solitamente parte della Camera del re. La sua missione consisteva nel gestire le informazioni che arrivavano al governo attraverso la rete di spie che lui stesso aveva creato. È particolarmente curioso il caso di Giacomo IV (1473-1513), re di Scozia, che aveva come spia reale un semplice stalliere. Vi erano poi gli agenti sul campo: per lo più si trattava di agenti occasionali che a volte erano obbligati dalla Corona a svolgere questo compito a causa di qualche mancata commessa. La maggior parte di loro agiva per denaro, attinto direttamente dalle casse del re e registrato sotto la voce "questioni private".

Così, dal 1379 riceveva il suo salario annuale di 50 marchi l'"esploratore reale" inglese in Francia Nicolas Biser. Nello stesso periodo un certo Frank de Hale, siniscalco di Aquitania trasferito a Calais, base inglese nel nord della Francia durante la guerra dei Cent'anni, poteva contare su 104 sterline per pagare «diversi messaggi e altre spie [...] per spiare e conoscere la volontà e i fatti dei nemici di Francia», oltre che su 50 marchi per la diffusione di notizie false.

Carlo V di Francia riceve alcuni invitati inglesi. Miniatura tratta dalle 'Chroniques' di Jean Froissart. 1470-1472. British Library, Londra

Carlo V di Francia riceve alcuni invitati inglesi. Miniatura tratta dalle 'Chroniques' di Jean Froissart. 1470-1472. British Library, Londra

Foto: AKG / Album

I doppiogiochisti

Di tutte le spie, la più utile era l'agente catturato, cioè una spia nemica scoperta e obbligata a lavorare come doppiogiochista. Anche se nella maggior parte dei casi l'agente smascherato veniva ucciso, a volte poteva passare al servizio del principe che lo aveva catturato. È ciò che avvenne nel caso di Thomas de Tuberville, arrestato dai francesi nel 1294 e obbligato a fare il doppio gioco alla corte di Edoardo I d'Inghilterra mentre i suoi figli erano tenuti in Francia come ostaggi. L'anno seguente Tuberville fu smascherato, giudicato e infine giustiziato pubblicamente a Londra.

Per quanto fosse molto difficile catturare gli agenti che avessero raccolto informazioni veritiere e utili, risultava ancora più complicato trasmetterle in modo sicuro. Fin dai tempi remoti erano stati inventati codici segreti per proteggere le informazioni sensibili. I più semplici consistevano nella sostituzione delle lettere con numeri oppure simboli disposti senza una logica apparente. Ovviamente era necessario che tanto il mittente quanto il destinatario del messaggio ne possedessero la chiave di lettura. Decine di documenti cifrati di questo tipo furono redatti dall'ambasciatore di Isabella la Cattolica in Inghilterra, Rodrigo González de Puebla, e più tardi dal cardinale Granvela con istruzioni e negoziazioni relative al matrimonio poi non avvenuto tra il futuro re spagnolo Filippo II (figlio di Carlo V) e la regina d'Inghilterra Elisabetta I.



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Gli agenti occasionali utilizzavano invece metodi di spionaggio più fantasiosi. I mercanti al servizio del Consiglio dei Dieci, incaricati della sicurezza della Repubblica di Venezia, svilupparono per esempio un metodo cifrato, per così dire, metaforico: quando scrivevano "stoffe vermiglie" si riferivano all'armatura turca; con "stoffe verdi" intendevano l'esercito spagnolo. Il numero di stoffe richieste corrispondeva alle unità militari e, se raccomandavano l'uso di una "tovaglia da tavola", in realtà richiedevano l'artiglieria. Se poi indicavano come obbligatorio il pagamento di una libbra di seta, stavano richiedendo urgentemente una partita di polvere da sparo.

Era importante proteggere il contenuto dei messaggi con codici cifrati, ma lo era ancora di più garantire il canale di comunicazione tra le spie e gli ufficiali della corona incaricati di trasmettere i messaggi al governo. Nella guerra dei Cent'anni, l'Inghilterra creò a tale scopo un percorso protetto. Il punto di partenza dei diversi agenti del continente era la città di Calais e il passaggio sicuro per la consegna di informazioni era la città francese di Wissant e quella inglese di Dover. In Inghilterra fu disposto un percorso sicuro, segnato da pali, fino a Londra, con fermate obbligatorie nelle città di Southwark, Canterbury e Rochester.

La sala del Consiglio dei Dieci, nel palazzo Ducale di Venezia. Il consiglio poteva contare su validi servizi segreti

La sala del Consiglio dei Dieci, nel palazzo Ducale di Venezia. Il consiglio poteva contare su validi servizi segreti

Foto: Bridgeman

Professione disdicevole

A ogni modo, in età medievale, contrariamente all'immagine romantica della spia oggi diffusa dalla letteratura e dal cinema, per la maggior parte delle persone lo spionaggio costituiva la più disonesta delle attività perché si basava sul tradimento della fiducia ricevuta. Nel corso della storia, la fine più frequente per le spie fu la condanna a morte, dopo l'esecuzione dei più svariati metodi di tortura per estorcere informazioni. Pochissime spie, una volta scoperte, riuscirono a sopravvivere. Quelli che ce la fecero, dovettero pagare il prezzo di raddoppiare il tradimento. Pochissimi uomini onorevoli osarono quella pratica nel Medioevo; solo nel XX secolo la figura della spia fu riscattata dal discredito generale, dall'infamia e dalla calunnia.

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