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Settimio Severo e la militarizzazione di Roma

Nel 193 d.C., alla morte del controverso Commodo, il trono imperiale restò vacante provocando una cruenta guerra civile fra i candidati alla successione. Il generale Settimio Severo ne uscì vittorioso e governò l’impero con pugno di ferro


A Roma la popolarità dell’imperatore Commodo era in caduta libera. La deriva populista e la passione per i giochi gladiatori, unite alla trascuratezza nelle mansioni di governo e al disprezzo per il senato, gli avevano procurato inimicizie potenti.

Alla fine del 192 Commodo fu assassinato. Il senatore Pertinace venne proclamato nuovo imperatore dai pretoriani in cambio della promessa di un’ingente ricompensa in denaro a ogni soldato. Ma, meno di tre mesi dopo, non potendo pagare quelle somme Pertinace fu ucciso dagli stessi uomini che ne avevano reso possibile l’ascesa al trono. La scena che si svolse in seguito nell’accampamento fu quanto meno sorprendente: due senatori si giocarono l’impero cercando di comprare i pretoriani in una specie di asta. Ne uscì vincitore Didio Giuliano, mentre il suo rivale perse la vita nella sfida. Nel giro di una settimana le notizie di questi avvenimenti raggiunsero in Pannonia Settimio Severo, che approfittò della confusione delle truppe per proclamarsi imperatore il 9 aprile del 193.

Questo busto di marmo e alabastro ritrae Settimio Severo con un’espressione placida e benevola, abbastanza lontana dal carattere che gli viene attribuito. Musei Capitolini, Roma

Questo busto di marmo e alabastro ritrae Settimio Severo con un’espressione placida e benevola, abbastanza lontana dal carattere che gli viene attribuito. Musei Capitolini, Roma

Foto: Akg / Album

   

Un susseguirsi di imperatori

Lucio Settimio Severo era nato nella città nordafricana di Leptis Magna (nell’odierna Libia). La ricchezza di suo padre, Publio Settimio Geta, e l’influenza degli zii, entrambi consoli, gli avevano permesso di scalare rapidamente la gerarchia amministrativa dell’impero. Settimio era riuscito a diventare governatore della Gallia Lugdunense e console nell’anno 190. Un anno dopo era stato nominato governatore della Pannonia superiore, in Europa centrale – una carica molto importante che comportava il comando di diverse legioni.

Pochi giorni dopo la sua auto-elezione altri due generali lo imitarono proclamandosi anch’essi imperatori con l’appoggio delle proprie truppe: Clodio Albino, governatore della Britannia, e Pescennio Nigro, governatore della Siria. Severo in un primo momento si impose grazie alla rapidità con cui aveva fatto il suo annuncio e si era messo in marcia verso l’Italia. Didio Giuliano cercò di stringere un patto con lui per spartirsi l’impero, ma gli uomini di Severo riuscirono a far sì che il senato lo dichiarasse nemico pubblico e inviasse degli agenti a ucciderlo. Una volta giunto a Roma, per prima cosa Severo congedò i pretoriani e li sostituì con dei soldati scelti provenienti dalle sue legioni. Al comando di questa nuova guardia mise un parente che, secondo alcuni, era stato suo amante: Plauziano.

LEGIONARIO DI BRONZO L’appoggio delle legioni fu fondamentale perché Settimio Severo potesse ottenere la porpora imperiale e mantenere il potere. Statuetta di bronzo di un legionario. II secolo. British Museum

LEGIONARIO DI BRONZO L’appoggio delle legioni fu fondamentale perché Settimio Severo potesse ottenere la porpora imperiale e mantenere il potere. Statuetta di bronzo di un legionario. II secolo. British Museum

Foto: Scala, Firenze

Per ingraziarsi la popolazione, Severo organizzò degli spettacoli grandiosi. Cassio Dione fu testimone della processione che si svolse a Roma dopo che il senato lo ebbe confermato imperatore: «La città era stata ricoperta di ghirlande di fiori e alloro, adornata con materiali dai colori vivaci, illuminata di torce e profumata d’incenso. I cittadini, vestiti di bianco e con i volti radiosi, gridavano i propri auguri all’imperatore. Anche i soldati partecipavano a quella processione festosa con le armature splendenti; infine c’eravamo noi, i senatori, che procedevamo con gran solennità». Pochi giorni dopo Severo organizzò un altro spettacolo per il funerale di Pertinace: a simboleggiare la divinizzazione dell’anima dell’imperatore ucciso, venne liberata un’aquila da una gabbia posta dietro la pira funebre.

Una cruenta guerra civile

Nel frattempo Pescennio Nigro era riuscito a ottenere l’appoggio di tutto l’Oriente, oltre a quello dei re vassalli di Roma nella zona: poteva così contare su più di sei legioni. Ma, per quanto di notevoli dimensioni, il suo esercito non era comparabile con le sedici legioni danubiane di Severo. La guerra civile che ne seguì fu particolarmente cruenta. Le operazioni si svolsero tra il luglio del 193 e il novembre del 194. L’esercito di Nigro attraversò l’Ellesponto (ovvero lo stretto dei Dardanelli) e sconfisse le truppe di Severo, ma poi fu costretto a retrocedere nuovamente verso la Tracia. Severo contrattaccò via mare e assediò Bisanzio, che per la prima volta nella storia rivelò la grande importanza strategica della sua posizione. Per questo, 130 anni più tardi, Costantino ne avrebbe fatto la capitale d’Oriente. Nonostante le difese, la città fu conquistata e saccheggiata nel 196, dopo due anni di assedio.

Nigro fu sconfitto nella battaglia di Isso, nel maggio del 194, e assassinato poco dopo ad Antiochia mentre tentava di raggiungere l’impero dei parti. Nel 195 Severo lottò contro le popolazioni orientali che ancora gli resistevano e invase la Mesopotamia per punire i parti del loro appoggio a Nigro. Nel dicembre del 195 dichiarò guerra a Clodio Albino, con cui aveva in precedenza stretto un patto perché questi gli succedesse sul trono imperiale. Ma il patto era venuto meno quando il figlio di Severo, Caracalla, era stato proclamato Cesare dalle sue truppe.

Il sovrano con la moglie e i figli, Caracalla e Geta, il cui volto appare cancellato. Altes Museum, Berlino

Il sovrano con la moglie e i figli, Caracalla e Geta, il cui volto appare cancellato. Altes Museum, Berlino

Foto: J. Laurentius / RMN-Grand Palais

La guerra contro Clodio Albino, che aveva l’appoggio delle nove legioni di Britannia, Gallia e Tarraconense, fu particolarmente dura. La crudeltà dimostrata da Severo in Oriente spaventò molti militari e senatori, che passarono dalla parte di Albino. Ma questi, stanziato in Britannia, esitò a muoversi verso l’Italia, forse perché ostacolato da una specie di “quinta colonna” organizzata da Severo tra gli amici che si era fatto durante il governatorato sulla Gallia Lugdunense. Nel febbraio del 197 Severo sconfisse Albino nella sanguinosa battaglia di Lugdunum (odierna Lione), al termine della quale Albino si suicidò.

Severo scatenò una selvaggia repressione: fece decapitare la moglie e i figli di Albino (come a suo tempo aveva fatto con la moglie e i figli di Nigro), vari senatori e tutti gli abitanti di Lugdunum, che avevano appoggiato lo sconfitto. La crudeltà dell’imperatore si manifestò pienamente di fronte al cadavere del suo avversario: secondo quanto riporta la Historia augusta, «incitò il suo cavallo a calpestare i resti di Albino senza nessuna considerazione. Fu lui stesso a ordinare di gettarne il cadavere nel Rodano, insieme a quello della moglie e dei figli».

Tra il 193 e il 197 in tutto l’impero si assistette a una guerra senza quartiere, che dimostrò che il potere di Roma era detenuto dagli eserciti. Di qui il consiglio che, secondo Cassio Dione, Settimio Severo dispensò ai figli sul letto di morte: «Curatevi dei soldati, senza badare troppo al resto».

Arco monumentale eretto per ordine di Settimio Severo a Palmira (Siria) e distrutto durante l'occupazione della città da parte del gruppo "Stato islamico"

Arco monumentale eretto per ordine di Settimio Severo a Palmira (Siria) e distrutto durante l'occupazione della città da parte del gruppo "Stato islamico"

Foto: Manuel Cohen / Aurimages

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Il governo di Severo

Una volta insediato, Severo diede inizio a un ambizioso programma architettonico, che prevedeva la costruzione di una nuova residenza imperiale sul Palatino, la Domus Severiana. Si dedicò inoltre all’epurazione del senato, che perse sempre più di importanza. Il nuovo imperatore preferì appoggiarsi alla classe dei cavalieri, per i quali istituì varie cariche. Ampliò la struttura burocratica dello stato e rafforzò la classe media concedendo potere alle associazioni professionali di artigiani e commercianti.

Un altro aspetto importante del suo regno fu la gestione degli ingenti beni che aveva confiscato ai nemici, come per esempio le proprietà nella Betica (sud della Spagna) che fecero del sovrano uno dei principali produttori di olio dell’epoca. Ma le spese militari e la burocratizzazione dell’impero costrinsero a diminuire il contenuto di argento del denario. Con questa misura ebbe inizio la crisi economica che avrebbe accompagnato la storia romana fino alla caduta della capitale nelle mani dei barbari nel V secolo.

Per quanto riguarda l’esercito, Settimio Severo soppresse le coorti pretorie, creò tre nuove legioni e incrementò l’importanza della cavalleria per le campagne contro germani e parti. Un’altra riforma importante fu la creazione dell’annona, un’imposta regolare per il mantenimento dell’esercito che servì a garantire l’approvvigionamento delle legioni per i due secoli successivi.

Nel foro romano sorge l'arco di Settimio Severo. Inaugurato nel 203, commemorava le vittorie delle armate imperiali sul regno dei parti, storici nemici di Roma

Nel foro romano sorge l'arco di Settimio Severo. Inaugurato nel 203, commemorava le vittorie delle armate imperiali sul regno dei parti, storici nemici di Roma

Foto: Pietro Canali / Fototeca 9x12

   

Severo intraprese campagne contro la Partia tra il 197 e il 199. L’imperatore saccheggiò la capitale nemica, Ctesifonte, pur senza annettere tutto il territorio. I parti, comunque, non si sarebbero più ripresi da questo colpo. L’imperatore condusse la sua ultima campagna tra il 207 e il 211 in Britannia, dove l’accompagnarono la moglie e i figli. La situazione era molto complicata a causa dell’assenza delle truppe che avevano appoggiato Albino nella guerra civile. I caledoni (abitanti dell’odierna Scozia) invasero la provincia romana, costringendo Severo e suo figlio Caracalla a impegnarsi a fondo contro di loro.

Nel febbraio del 211 Settimio Severo morì a Eboracum (attuale York, Inghilterra). I suoi due figli, Caracalla e Geta, gli sarebbero succeduti come coimperatori.

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