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Pittura a olio

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La pittura a olio è una tecnica pittorica che utilizza pigmenti in polvere mescolati con delle basi inerti ed oli.


Storia

Non si conoscono le origini della pittura a olio, che affonda le radici nell'antichità: ne parlavano già Galeno, Vitruvio e Plinio il Vecchio.

Nel Diversarum Artium Schedula di Teofilo monaco, un celebre ricettario tecnico della prima metà del XII secolo, è riportata, tra le varie tecniche di pittura, anche quella ad olio, che venne citata anche da Cennino Cennini (fine del XIV secolo)[1]. Questo contraddice la "leggenda", riportata anche dal Vasari nelle sue Vite, che vuole Jan Van Eyck inventore dei colori ad olio: è certo, invece, che i pittori Fiamminghi del XV secolo perfezionarono questa nuova e prodigiosa maniera di colorire[2], ovviando ad alcuni inconvenienti. Fu comunque dalla metà del XV secolo che questa tecnica conobbe una straordinaria diffusione[3], prima nelle Fiandre e poi, dagli anni sessanta/settanta del XV secolo, in Italia. Gli italiani usavano già la tecnica ad olio soprattutto in concomitanza con altre tecniche miste (ad esempio la usò già da Masaccio nella Pala Colonna), ma fu soprattutto in quelle corti prematuramente attratte dal mondo fiammingo che si attuarono i primi esempi di sostituzione completa rispetto alla pittura a tempera. Tra queste spiccarono Urbino, Napoli, la corte papale a Roma e, in seguito, la scuola veneziana. Tra i primi artisti italiani contaminati strettamente dalle esperienze nordeuropee ci furono Piero della Francesca, Giovanni Bellini e Antonello da Messina.

In un primo momento la pittura ad olio continuava a venire stesa sul supporto della tavola lignea, ma dal XVI secolo si legò alla rivoluzione della pittura su tela, formando un binomio che, nella tecnica pittorica, venne superato solo nel XIX secolo con la comparsa dei colori acrilici.

La pittura ad olio si è diffusa velocemente soprattutto grazie ai mercanti ai quali dava dei numerevoli vantaggi: i quadri a olio su tela sono facilmente trasportabili essendo leggeri e avvolgibili a differenza dei quadri su tavole di legno, possono essere trasportati senza difficolta anche i quadri di notevoli dimensioni; i colori pronti si conservano per anni a differenza dei colori a tempera.

Vantaggi della pittura a olio

Tra i motivi del successo dell'olio come legante ci furono sicuramente i migliori risultati in termini di fluidità, trasparenza, resistenza all'ingiallimento e capacità di creare finissime velature, trasparenti e lente ad asciugare, che permettevano di definire in maniera estremamente precisa gli effetti di luce e di consistenza dei più disparati materiali. La gamma cromatica venne ampliata, le sfumature ammorbidite, la resa del modellato potenziata[4].

Un altro sicuro vantaggio stava nell'estrema duttilità della tecnica ad olio, che permise la sua sopravvivenza attraverso i più diversi stili e modi espressivi dei singoli artisti. A seconda della modalità di stesura si potevano ottenere superfici perfettamente levigate o anche tormentatamente increspate, stese con pennello o spatola, creando una consistenza materica della pittura dalle precise valenze espressive[5].

Tra gli innumerevoli esempi che si possono citare, il migliore artista che sfruttò la potenzialità delle lisce sfumature fu forse Leonardo da Vinci, le cui innumerevoli velature piatte e trasparenti rendono impossibile percepire le tracce del pennello, in una luminosità diffusa ed impalpabile che "scioglie" le forme; d'altro canto Tiziano usò, soprattutto nelle opere tarde, una grafia rapida e sciolta, con pennellate corpose di colore a rilievo, usando talvolta anche le dita, fino ad ottenere forme dissolte nello spazio che emergono con vigore dal colore sgranato e dalla luce balenante; Van Gogh infine arrivava spesso a spremere direttamente il colore dal tubetto, in modo che la materia pittorica non fusa acquistasse una sua essenza autonoma, carica di tensione dalla vitalità febbrile[6].

Oltre i vantaggi ci sono gli svantaggi: essendo un polimero naturale il processo di polimerizzazione non termina mai e i colori a contatto con l'aria dopo qualche centinaio di anni cominciano a scurirsi (per questo i quadri si proteggono con le lacche); non a tutti i pittori piace usare i colori che richiedono dei giorni per essiccare ma essendo la tecnica più conosciuta da tutti è anche la più richiesta dai galleristi.

Oli

La novità nella tecnica era costituita dal legante, che invece di essere l'acqua o l'albume (tempera) o altro, era composto da un olio. Si utilizzavano sia oli comuni (olio di lino, olio di noce, olio di papavero e, raramente, olio d'oliva) o oli essenziali (trementina, essenza di rosmarino). I secondi, sebbene più costosi, garantivano una materia più fluida e trasparente, più adatta alle velature, e meno soggetta all'ingiallimento[7].

Il legante più diffuso è l'olio di lino. Questo viene utilizzato crudo nella preparazione e nella miscelazione dei colori, talvolta con additivi siccativi. L'olio di lino cotto, dal colore giallo paglierino intenso, pur asciugando più rapidamente dell'olio crudo e permettendo così tempi più rapidi di esecuzione, ha lo svantaggio di ingiallire sensibilmente le tinte.

Supporto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Pittura su tela e Pittura su tavola.

Tale tecnica può essere eseguita su supporti vari: fin dal Trecento, come riferisce il Cennini, si usano tavole di legno, fino alla comparsa, nel secolo successivo, delle tele.

Altri supporti, più rari, sono il cuoio, diffuso nella Venezia del XVI secolo, il rame, o la carta: oggi si trovano in commercio cartoni telati o carte speciali, a grana grossa e con scarsa permeabilità. Altri supporti vengono usati anche per motivi decorativi: diversi metalli come oro, argento, platino, applicati su gesso o legno, dipinti in modo tale da non coprire del tutto lo sfondo che brillava in trasparenza; diverse pietre tagliate come marmi colorati, ardesia nera ecc; la seta; il vetro; i legni preziosi per l'effetto decorativo delle loro venature e i colori.

Imprimitura [modifica]

Di solito, si preferisce dipingere su uno strato di imprimitura che renda uniforme il supporto e che limiti l'assorbimento dell'olio, per una maggior lavorabilità e scorrevolezza del colore. L'imprimitura più usata, fin dai secoli passati, è il gesso, mescolato con colla, di caseina o di coniglio, e una piccola parte di olio di lino cotto: la miscela deve essere densa per formare spessore, ma allo stesso tempo fluida per essere stesa. Questa imprimitura può essere utilizzata sia sulle tele che sulle tavole. Spesso, soprattutto in epoca antica, l'imprimitura veniva distribuita su più strati, steso in maniera ortogonale tra l'uno e l'altro (ad esempio uno dall'alto al basso e uno da destra a sinistra, ecc.)[8]. Talvolta su questa preparazione bianca o biancastra si stendeva un ultimo strato leggero, dalla tinta più neutra, o un velo d'olio[9].

La carta o il cartone possono essere preparati con una stesura di olio di lino cotto, colla, vernice, oppure con i residui di colori a olio presenti sulla tavolozza, ben impastati.

Oggi si trovano in commercio imprimiture acriliche, chiamate impropriamente "gesso", poiché sono composte da medium acrilico e bianco di titanio.

Stesura

La tecnica dell'olio risulta fra le più complesse nell'ambito delle tecniche pittoriche, in quanto l'artista deve possedere una notevole padronanza nella preparazione dei colori e nella esecuzione della pittura per sovrapposizione degli strati. Esistono diverse varianti nella tecnica dell'olio che in genere si riflettono pesantemente sul risultato finale dell'opera pittorica; ciò con particolare riferimento alla diluizione, mescolanza, deposizione dei colori sul supporto.

Dipingendo ad olio l'artista, salvo in quelle esecuzioni dette 'alla prima', opera con una tecnica di stratificazione. Sul primo strato di colore, detto 'abbozzo' o 'preparazione' vengono stesi gli strati successivi, dati con colore più o meno a corpo e definiti nel linguaggio pittorico con termini tecnici quali: velatura, mezzocorpo, frottage, glacis, ecc... Così operando il pittore deve sempre badare ad osservare la regola detta del 'grasso su magro', ovvero: gli strati dovranno essere sempre più ricchi d'olio quanto più ci si avvicina a quelli finali. Questa tecnica di sovrapposizione richiede tempi più o meno lunghi a seconda della quantità dei passaggi, in quanto per la stesura di un nuovo strato occorre che quello inferiore sia asciutto. Non va poi dimenticato che alcuni stili prevedono la stesura sovrapposta su strati ancora non completamente asciutti. La diluizione del colore avveniva in passato principalmente con trementine naturali (distillate ad esempio da gemme di pino o fiori di lavanda) per gli strati più magri, olii per quelli più grassi. Non va però dimenticato che nell'antichità spesso l'artista utilizzava un proprio 'medium', termine con cui si definiva un particolare diluente stabilito dal pittore, nella cui ricetta oltre l'olio entravano resine quali la mastice o l'ambra, oppure la cera o il litargirio. Oggi vengono utilizzati in prevalenza solventi quali l'acquaragia sintetica. La stesura avviene e avveniva 'a pennello'; i pennelli sono di norma in setola animale (cinghiale, tasso, cammello, etc.).

Essendo questa la tecnica dominante della pittura classica sono stati elaborati nel tempo innumerevoli stili, dal punteggiato allo sfumato, che rispecchiano le tendenze espressive dell'artista nelle varie epoche e nelle varie 'correnti'.

La tecnica ad olio permette di ottenere una impareggiabile brillantezza del colore una volta che i pigmenti siano asciutti. Ciò costituisce un punto di forza quanto a impatto visivo dell'opera ma, senza dubbio, pone problematiche notevoli riguardo alla corretta illuminazione ambientale, alla necessità di fonti di illuminazione per diffusione della luce anche naturale.

Origine dei colori

I colori ad olio contengono pigmenti polverizzati in prevalenza di origine minerale, ma non mancano, soprattutto in antico, colori ottenuti da estratti vegetali o animali[10]. Alcuni dei loro componenti sono:

I colori così composti sono soggetti ad ossidazione atmosferica, ciò significa che essi tendono naturalmente ad 'imbrunire' nel tempo. Tale tendenza può essere rallentata o anche arrestata ponendo l'opera di pregio in una camera protettiva dotata di atmosfera controllata o inerte (assenza di ossidanti gassosi quali l'ossigeno e sostituzione con l'azoto). I colori ad olio risentono anche di ampie e repentine escursioni termiche ed, ovviamente, degli inquinanti ambientali.

Oggi quasi tutti i pittori utilizzano colori a olio in tubetto, già pronti, reperibili nei colorifici.

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