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Il 2 luglio 1961, esattamente sessant'anni fa, il giornalista e romanziere Ernest Hemingway, vincitore del premio Nobel e del premio Pulitzer e mostro sacro della letteratura del Novecento, si toglieva la vita con un colpo di fucile sparato in bocca all'età di sessantadue anni. Non era la prima volta che i giornali ne riportavano la morte.


Lo scrittore e giornalista Ernest Hemingway accanto a un leopardo ucciso durante una battuta di caccia in Uganda nel gennaio 1954

Lo scrittore e giornalista Ernest Hemingway accanto a un leopardo ucciso durante una battuta di caccia in Uganda nel gennaio 1954

Foto: CordonPress

Nel gennaio 1954 le prime pagine dei giornali di tutto il mondo annunciavano a gran voce che il premio Pulitzer Ernest Hemingway e sua moglie Mary Welsh erano morti in un incidente aereo. All'epoca la coppia era in viaggio in Africa per un safari. Mentre si dirigevano in volo verso il Congo da Nairobi, per evitare uno stormo di ibis il pilota del loro aereo andò a sbattere contro un palo del telegrafo e fu costretto a un atterraggio di emergenza in Uganda. I tre rimasero isolati e trascorsero un'intera notte all'addiaccio, con Hemingway ferito a una spalla, mentre in tutto il mondo si diffondeva la notizia della sua morte.

Le loro disgrazie però non erano finite. Dopo aver recuperato una barca che permise loro di tornare in contatto con la società, marito e moglie s'imbarcarono su un altro aereo, che però prese fuoco. Lo scrittore, nel tentativo di sfondare un portello con la testa, subì danni fisici molto gravi: perdita della vista all'occhio sinistro e dell'udito all'orecchio sinistro, ustioni di primo grado alla faccia e alla testa, distorsione del braccio destro, della spalla e della gamba sinistra, una vertebra schiacciata, danni a fegato, milza e reni.

Lo scrittore intervistato da un giornalista a Entebbe, Uganda, il 25 gennaio 1954, pochi giorni dopo il doppio incidente aereo. Una benda copre la ferita alla testa

Lo scrittore intervistato da un giornalista a Entebbe, Uganda, il 25 gennaio 1954, pochi giorni dopo il doppio incidente aereo. Una benda copre la ferita alla testa

Foto: AP

Malgrado questa serie di sventure, per Hemingway il 1954 fu anche l'anno del suo maggiore trionfo: il 28 ottobre gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura per il romanzo Il vecchio e il mare (1952), già premiato l'anno precedente con il Pulitzer, il prestigioso riconoscimento giornalistico. A ritirarlo al suo posto andò l'ambasciatore John Cabot, dato che l'autore si stava ancora riprendendo dai traumi riportati.

Questo tipo d'incidente non era una novità per Hemingway, un uomo spericolato, attaccabrighe, avventuroso e incline alle esibizioni vitalistiche, tanto nella vita quanto nei romanzi: tratti che contribuirono moltissimo al fascino che esercitava sui lettori di tutto il mondo. Durante la sua vita riportò tra l'altro una ferita da mortaio durante la Prima guerra mondiale, un mal di reni causato dalla pesca nelle gelide acque spagnole, uno strappo inguinale mentre era in visita a Valencia, un'infezione da antrace, vari incidenti automobilistici, un dito lacerato fino all'osso in un incidente con un sacco da pugilato, una ferita al bulbo oculare e graffi profondi a braccia, gambe e faccia, procuratisi in sella a un cavallo imbizzarrito in un bosco del Wyoming. Fu reporter di guerra, spia antinazista e partigiano, organizzò numerosi safari in Africa, assistette a innumerevoli corride spagnole e partecipò alle più celebri risse fra artisti nella Parigi degli anni venti.

Hemingway al suo tavolo di lavoro in un campo kenyota nel 1953

Hemingway al suo tavolo di lavoro in un campo kenyota nel 1953

Foto: Pubblico dominio. Look Magazine, Photographer (NARA record: 1106476) - U.S. National Archives and Records Administration, shorturl.at/iAN69

Sul fronte italiano

Ernest Hemingway nacque il 21 luglio 1899 a Oak Park, un sobborgo di Chicago, in Illinois. Suo padre era un medico che gli trasmise la passione per la caccia e la pesca e sua madre era stata cantante d'opera. Nel 1917, ottenuto il diploma, rifiutò sia d'iscriversi all'università, come avrebbe voluto il padre, sia di dedicarsi al violoncello, secondo il desiderio della madre. Invece, come segno d'indipendenza, si trasferì a Kansas City, dove iniziò a lavorare per il quotidiano locale.

Quell'anno gli Stati Uniti entrarono nella Prima guerra mondiale e il giovane Hemingway decise di arruolarsi volontario per andare a combattere in Europa. Un difetto della vista lo tenne lontano dalla prima linea: fu invece impiegato come autista di ambulanze per la Croce Rossa Americana e inviato al fronte italiano nella città di Schio, ai piedi del monte Pasubio in Veneto.

Il giovane però desiderava assistere alla guerra da vicino e fece domanda per essere trasferito sulla riva del Basso Piave come assistente di trincea, dove si recava quotidianamente tra le prime linee per distribuire generi di conforto ai soldati. Durante le sue mansioni fu colpito dalle schegge dell'esplosione di una bombarda austriaca e venne trasferito a Milano per essere operato. Lì rimase tre mesi, durante i quali s'innamorò, ricambiato, di un'infermiera statunitense di origine tedesca, Agnes von Kurowsky, che però lo abbandonò alla fine del conflitto. La vicenda ispirò il romanzo Addio alle armi (1929), che lo avrebbe reso celebre qualche anno dopo.

Hemingway a Milano nel 1918, dove guidò ambulanze per due mesi prima di essere ferito

Hemingway a Milano nel 1918, dove guidò ambulanze per due mesi prima di essere ferito

Foto: Pubblico dominio. Ermeni Studios, National Archives and Records Administration ARC 192668., shorturl.at/bfivA

La Generazione perduta di Parigi

Una volta dimesso, Hemingway fu decorato con la medaglia d'argento al valor militare italiana e nel 1919 fece ritorno a Oak Park, dove venne accolto come un eroe. Rimase però molto deluso dalla società americana, che gli appariva troppo superficiale e incapace di comprendere la tragedia che aveva appena devastato l'Europa. Nel dicembre 1921 ottenne l'incarico di corrispondente e inviato speciale in Europa dal Toronto Star e decise di trasferirsi a Parigi, la capitale culturale dell'epoca. Con lui andò Hadley Richardson, pianista del Missouri con cui si era appena sposato e la cui rendita annua di tremila dollari permise loro di mantenersi nei primi anni parigini, anche dopo l'arrivo di un figlio nel 1923.

In Francia la coppia frequentò la comunità di espatriati statunitensi che girava attorno a Gertrude Stein e che comprendeva i più grandi artisti del periodo: James Joyce, Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald, Pablo Picasso, Joan Miró. Nel suo libro di memorie Festa mobile (1964), uscito postumo, fu Hemingway stesso a riunirli tutti sotto il nome di "Generazione perduta".

Ernest Hemingway con alla sua destra Sylvia Beach davanti alla libreria Shakespeare & Company nel marzo del 1928

Ernest Hemingway con alla sua destra Sylvia Beach davanti alla libreria Shakespeare & Company nel marzo del 1928

Foto: ©Rue des Archives/RDA / Cordon Press



Sylvia Beach, l'editrice di James Joyce

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Il suo primo romanzo, Il sole sorge ancora (1926), gli valse un'immediata celebrità. L'opera ebbe un percorso editoriale tortuoso, durante il quale Hemingway fu aiutato da Pauline Pfeiffer, redattrice di moda di Vogue, che divenne presto la sua amante, provocando una frattura nel suo matrimonio. Nel giro di un anno, Hemingway divorziò da Richardson e sposò Pfeiffer, con cui andò a vivere a Key West, in Florida. Fu lì che iniziò a scrivere Addio alle armi, il suo romanzo più celebre.

Ma la vita dell'autore non era destinata a seguire una traiettoria univoca, e nel 1928, lo stesso anno della conclusione del romanzo e della nascita del secondo figlio, suo padre si suicidò per difficoltà economiche, lasciandolo sconvolto. Secondo molti biografi fu allora che Hemingway cominciò a bere e a condurre un'esistenza ancor più spericolata. Il tema della sfida alla morte divenne una costante tanto nella sua vita, costellata di safari, corride, battute di caccia e di pesca, tanto nei romanzi parzialmente autobiografici Morte nel pomeriggio (1932) e Verdi colline dell'Africa (1935).

Lo scrittore accanto a un merlin appena pescato in Florida nel 1929. Aveva ereditato la passione per la caccia e per la pesca da suo padre

Lo scrittore accanto a un merlin appena pescato in Florida nel 1929. Aveva ereditato la passione per la caccia e per la pesca da suo padre

Foto: CordonPress

La Guerra civile spagnola

Il 1937 fu l'anno del ritorno di Hemingway al fronte, per partecipare alla guerra civile scoppiata in Spagna l'anno prima. Questa volta ci andò come reporter, ma anche come collaboratore per due diversi documentari propagandistici antifascisti. Durante la sua attività d'inviato speciale a Madrid fu raggiunto da Martha Gellhorn, romanziera e reporter di guerra che aveva conosciuto nel 1936 a Key West e con cui condivise i continui spostamenti sui luoghi di battaglia e di bombardamenti.

Repubblicani e comunisti persero la guerra, ma Hemingway seppe rendere onore alla loro sconfitta con il romanzo Per chi suona la campana, pubblicato nel 1940, lo stesso anno in cui divorziò da Pfeiffer per sposare Gellhorn, con cui si stabilì a Cuba.

Hemingway (al centro) con il regista olandese Joris Ivens e lo sceneggiatore tedesco Ludwig Renn sul set del documentario 'Terra di Spagna' girato nel 1937 durante la Guerra civile

Hemingway (al centro) con il regista olandese Joris Ivens e lo sceneggiatore tedesco Ludwig Renn sul set del documentario 'Terra di Spagna' girato nel 1937 durante la Guerra civile

Foto: Bundesarchiv, Bild 183-84600-0001 / Sconosciuto / CC-BY-SA 3.0

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La Seconda guerra mondiale: spia, reporter e partigiano

Era intanto scoppiata la Seconda guerra mondiale, e ancora una volta lo scrittore scelse di parteciparvi attivamente. Nel 1941 accompagnò sua moglie in Cina come inviato per coprire la guerra dal Pacifico, mentre nel 1942, rientrato all'Avana, impiegò la propria imbarcazione Pilar come nave-civetta in servizio di pattugliamento antisommergibili nazisti al largo delle coste cubane. Hemingway visse l'esperienza con grande entusiasmo, ma in seguito a un'indagine sui suoi metodi la sua attività di anti-spionaggio fu sospesa.

Nel frattempo la moglie, inviata speciale in Europa per la rivista Collier's, riuscì a procurargli un incarico di reporter a Londra, dove Hemingway arrivò nel maggio 1944. Lì conobbe Mary Welsh, giornalista del Daily Express che cominciò immediatamente a corteggiare; ma già il 2 giugno l'autore era su un aereo diretto in Francia, per andare ad attendere l'invasione degli Alleati sulle coste della Normandia. Da quel momento, per sette mesi, partecipò direttamente alla guerra, unendosi a un gruppo di partigiani francesi di cui prese il comando e con il quale entrò a Parigi prima delle truppe americane.

Al termine del conflitto fu sottoposto a processo per aver violato la condizione di non combattente, ma venne assolto e ricevette anzi la "Bronze Star" per i servizi prestati come corrispondente di guerra prima in Francia e poi in Germania. Nel 1945 divorziò da Gellhorn per sposare Mary Welsh.

Hemingway e il colonnello Lanham in Germania, nel 1944

Hemingway e il colonnello Lanham in Germania, nel 1944

Foto: CC

Gli ultimi anni

Tra il 1948 e il 1949 Hemingway tornò a vivere per qualche tempo in Italia con la nuova moglie. In quel periodo scrisse il romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi, uscito nel 1950, che però fu pubblicato in Italia solo nel 1965, per evitare uno scandalo. In un personaggio dell'opera era infatti riconoscibile Adriana Ivancich, nobile diciannovenne con cui l'autore, ormai cinquantenne, ebbe una storia. L'Italia gli rese comunque omaggio assegnando per prima un riconoscimento alla sua opera più premiata, Il vecchio e il mare (1952), che vinse la primissima edizione del premio Bancarella, istituito nel 1953. La copertina era stata illustrata da Ivancich.

Dopo la vittoria del Pulitzer (1953) e del Nobel per la letteratura (1954), Hemingway entrò in una spirale discendente: beveva sempre di più e aveva la pressione altissima. Dal 1957 iniziò a soffrire di una forte depressione, e nel 1960 una serie di crisi maniaco-depressive lo portò al ricovero. Gli elettroshock ripetuti a cui fu sottoposto diedero il colpo definitivo al suo stato di salute.

La mattina del 2 luglio 1961 Mary Welsh fu svegliata da un rumore improvviso: Hemingway si era sparato in bocca con un fucile. Tre giorni dopo vennero celebrate le onoranze funebri alla presenza dei tre figli e di pochi intimi amici. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Ketchum, in Idaho, dove si era trasferito quello stesso anno dopo la presa di potere di Fidel Castro a Cuba. Questa volta il patriarca della letteratura del Novecento se n'era andato per davvero.

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