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Il valzer, il ballo dell'abbraccio scandaloso

Proprio come avvenne per il tango e il rock ‘n’ roll, questo ballo venne considerato audace e "immorale" finché l’alta società non ne fece un simbolo di distinzione


Una coppia balla un valzer a corte. Particolare dell'acquerello di Wilhem Gause, "Ballo al palazzo di Hofburg"

Una coppia balla un valzer a corte. Particolare dell'acquerello di Wilhem Gause, "Ballo al palazzo di Hofburg"

Foto: Dea / Bridgeman /Aci

   

Sembra oggi inseparabile dalla Vienna imperiale degli Asburgo. Ma le origini «del ballo più armonioso di tutti», il cui nome deriva dal tedesco walzen, “girare”, sono umili e rurali: è erede del folclore tirolese, anche se qualche autore preferisce farne risalire la coreografia alla volte, una danza che si praticava in Francia già nel XVI secolo. In ogni caso, a partire dagli ultimi decenni del XVIII secolo il valzer approdò nelle sale da ballo delle grandi capitali europee, fino a diventarne il protagonista indiscusso nel secolo successivo.

All’inizio dell’ottocento il valzer suscitava grande entusiasmo tra i più giovani. In certo qual modo era l’espressione perfetta di una nuova società che si era lasciata alle spalle i costumi aristocratici per affidarsi alla nascente borghesia. Non aveva praticamente niente a che vedere con gli studiati movimenti del minuetto o della contraddanza. Il valzer era un ballo di coppia che permetteva alle persone di stringersi l’un l’altra apertamente e sperimentare a ogni nuovo e vertiginoso giro una sensazione di libertà assoluta. Goethe ne diede un’efficace descrizione in una scena dei Dolori del giovane Werther (1774), dove il protagonista racconta di una serata iniziata con dei minuetti: «Venne poi il momento del valzer, le coppie iniziarono a volteggiare come sfere celesti le une attorno alle altre […] Non mi sono mai sentito così sciolto, leggero: non ero più nemmeno un uomo. Avere tra le mie braccia la più adorabile delle creature, farsi travolgere con lei in un turbine, svelti come la saetta, e non percepire più nulla intorno a sé…».

Le sale da ballo

Gli spiriti conservatori non tardarono però a tacciare di immoralità il fatto che una coppia ballasse così stretta. Fino ad allora la normalità era che i danzatori si limitassero a prendersi per mano mentre eseguivano complicate coreografie, come nel minuetto in voga a Versailles. Nel 1818 Madame de Genlis, istitutrice del futuro re Luigi Filippo di Francia, disse che il valzer avrebbe fatto smarrire qualsiasi fanciulla onesta che l’avesse ballato. De Genlis definiva così questo nuovo ballo: «Una giovane dama, vestita in modo leggero, si getta tra le braccia di un altro giovane che se la stringe al petto e la conquista in modo così precipitoso che il cuore di lei non può smettere di battere all’impazzata e la testa inizia a girarle. È questo l’effetto del valzer!». Nel 1833 un manuale britannico di buone maniere lo sconsigliava alle donne non sposate, perché era «un ballo troppo immorale per le signorine». Nessuna di queste obiezioni frenò la diffusione della danza, cui contribuì l’apertura di un nuovo tipo di struttura: la sala da ballo. Nel 1759 la cantante lirica Teresa Cornelys, dopo essersi esibita con scarso successo sui palchi di mezza Europa, si stabilì a Londra e fondò quella che sarebbe stata la prima sala da ballo pubblica, la Carlisle House. Funzionava come un club privato ed esclusivo dove si poteva cenare, giocare a carte, ascoltare un’orchestra da camera e, naturalmente, ballare. Il suo esempio fu presto seguito da altre capitali europee. A Vienna aprirono lo Sperl e la Apollo-Saal, dove si formò lo stesso Johann Strauss padre.

Incisione del 1852-1870 che rappresenta un valzer alla 'bal Mabille', una delle famose sale da ballo francesi del Secondo impero

Incisione del 1852-1870 che rappresenta un valzer alla 'bal Mabille', una delle famose sale da ballo francesi del Secondo impero

Foto: ©Rue des Archives/Tal / Cordon Press

   

I più giovani abbracciarono con entusiasmo la nuova moda e le sale da ballo finirono per rappresentare il naturale habitat di diffusione del valzer. L’aumento della popolarità di questa danza deve molto ai musicisti austriaci Johann Strauss padre (1804-1849), Joseph Lanner (1801-1843) e Johann Strauss figlio (1825-1899). Quest’ultimo fu autore, tra le altre composizioni, del più emblematico valzer viennese, Sul bel Danubio blu, che nel 1899, alla sua morte, fu interpretato da tutte le orchestre di Vienna al passaggio del suo feretro. Per il suo celebre valzer, Strauss si ispirò a un poema di Karl Beck che decantava la bellezza di Vienna (o di una donna) «sulle sponde del bel Danubio blu». Alla prima viennese del 1867 il valzer ebbe un successo moderato (ne fu eseguito solo un bis, molto poco per gli standard di Strauss), ma quando, una settimana più tardi, il compositore presentò l’opera a Parigi, il trionfo fu clamoroso: «Che uomo traboccante di magia! Al suono dei suoi valzer ballano cortigiani e soldati, volteggiano città e campagna. La sua musica penetra nello spirito e scuote i piedi», scrisse un giornalista francese.

Johann Strauss padre e figlio e Joseph Lanner ebbero il merito di trasformare una semplice danza contadina in opere piene di brio e di musicalità, destinate a un pubblico molto più raffinato. Lo stesso si può dire dei valzer del tedesco Carl Maria von Weber e di quelli del polacco Frédéric Chopin. Oppure dei valzer che il russo Pëtr Čajkovskij incluse in alcuni dei suoi famosi balletti, come Lo schiaccianoci, Il lago dei cigni o La bella addormentata. A metà dell’ottocento il valzer era già diventato il re assoluto dei saloni delle classi aristocratiche in tutta Europa: anche la società del vecchio continente stava cambiando a rapido passo di danza.

"Sul bel Danubio blu". Partitura originale scritta da Johann Strauss figlio. Haus Der Musik, Vienna

"Sul bel Danubio blu". Partitura originale scritta da Johann Strauss figlio. Haus Der Musik, Vienna

Foto: Bridgeman / Aci

   

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