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Il potere di un favorito: il cardinale Richelieu

«Non ho altri nemici che quelli dello stato». Con queste parole Richelieu giustificò l'implacabile repressione delle rivolte e delle congiure avvenuta nel corso del suo governo per difendere l'autorità della corona


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«Io non intraprendo nulla finché abbia considerato se ció sia bene, ma, presa una determinazione, vado direttamente al mio fine; distruggo ed atterro tutto quanto frappone ostacoli al mio cammino, coprendo in seguito ogni cosa col mio mantello rosso», diceva di sé il cardinale Richelieu. D'altro canto il rosso non faceva riferimento solo al suo abito color porpora tipico dei cardinali, ma anche alla sua fama di governante implacabile, che non mostrò la minima esitazione quando affogò nel sangue ribellioni e cospirazioni. Alexandre Dumas, nel suo libro I tre moschettieri, lo presenta come un personaggio superbo e vendicativo, sempre occupato a macchinare su come difendersi da nemici reali o immaginari, e padrone assoluto della volontà del suo sovrano, Luigi XIII.

Ritratto del cardinale Richelieu opera di Philippe de Champaigne. Museo del Louvre, Parigi

Ritratto del cardinale Richelieu opera di Philippe de Champaigne. Museo del Louvre, Parigi

Foto: Erich Lessing / Album

Naturalmente sarebbe profondamente ingiusto ridurre la figura di Richelieu a questa immagine. Nemmeno i suoi più acerrimi nemici avrebbero potuto negarne l'intelligenza né le capacità politiche. Uno dei suoi avversari nel 1635, dopo un'udienza con il cardinale, affermava: «Bisogna riconoscere la verità: quest'uomo possiede delle grandi qualità, un aspetto distinto e proprio di un gran signore, una facilità d'espressione meravigliosa, una mente agile e acuta, una condotta nobile, un'abilità straordinaria per trattare le sue faccende, e una certa grazia in tutto ciò che fa o dice che ipnotizza tutti».

La sua fede era sincera ed esigente, non una semplice copertura dietro cui celare la sua ambizione. Durante gli anni del suo governo, dal 1624 al 1642, riuscì a portare avanti una grande riforma politica che rivoluzionò il Paese sotto molteplici aspetti: riforme giuridiche e amministrative, decisive per la centralizzazione dello stato; sviluppo delle relazioni commerciali con l'estero; appoggio alla cultura francese, che scaturì nella fondazione dell'Académie française – istituzione tuttora esistente che veglia sulla lingua e sulla cultura francese – nel 1635.

Richelieu portò avanti una serie di riforme decisive per la centralizzazione dello stato

D'altra parte la sua fama di durezza e persino di crudeltà non è stata un'invenzione degli autori romantici. Prigioni, esilii, esecuzioni pubbliche, rivolte represse duramente marcarono gli anni del suo governo. Per il cardinale tutto ciò aveva una giustificazione: imporre l'autorità suprema del monarca in tutto il Paese, rendere il re di Francia un vero sovrano, al quale tutti i suoi sudditi dovevano una cieca obbedienza. Molti, a quel tempo, desideravano una politica di questo tipo per porre fine a decenni di guerre civili e rivolte e per restituire alla monarchia il suo prestigio internazionale. Ma i metodi di Richelieu crearono un risentimento profondo nel popolo e molti iniziarono a pensare che ciò che realmente cercava il primo ministro era di aumentare il suo potere dispotico e soddisfare un'ambizione smisurata per il comando.

Ascesa a corte

Richelieu proveniva da una famiglia della piccola nobiltà di Poitou, i Duplessuis. Suo padre aveva iniziato a prosperare grazie al favore dei re, ma morì prematuramente lasciando sua moglie in una situazione non facile. Armand non avrebbe mai dimenticato le difficoltà vissute nella sua infanzia. La sua volontà di emergere ed arrivare alla corte fu per lui una forma di dare alla suafamiglia il prestigio e la ricchezza che credeva gli corrispondesse, alla pari con case nobili tra le più importanti del regno. Ricchezze, titoli e accordi matrimoniali contribuirono a raggiungere quest'obiettivo, coronato nel 1631 con l'ottenimento del titolo di "duque-par", il più alto a cui pteva aspirare. Evidentemente molti non gli perdonarono quest'ascesa meteorica e non smisero mai di ricordargli le sue umili origini.

Richelieu ritratto durante l'assedio di La Rochelle

Richelieu ritratto durante l'assedio di La Rochelle

Foto: Leemage / Aisa

   

Ricoprire una carica religiosa fu un importantissimo aiuto che gli spianò la strada. Con la fine delle guerre di religione del XVI secolo in Francia si stava imponendo la Controriforma, uno sforzo per rilanciare il cattolicesimo. La reggenza di Maria de' Medici dopo l'assassino di Enrico IV nel 1610 e fino al raggiungimento della maggiore età del figlio Luigi XIII favorì decisamente questa politica. Nominato vescovo ad appena vent'anni, Richelieu si guadagnò la fama di ecclesiastico rigoroso, dedito ai suoi fedeli fino al punto di arrivare a vivere qualche anno nella piccola diocesi di Luçon. Ma non perse mai di vista i suoi obiettivi di arrivare a corte e l'occasione gli si presentò nel 1615, quando pronunciò il doscorso di Chiusura degli Stati Generali. La sua chiarezza di idee, l'energia e il portamento fecero un'ottima impressione. Poco dopo la reggente gli offrì una carica a corte.

In questa fase Richelieu appariva como un uomo fedele alla reggente: perfettamente integrato nel partito appoggiava la politica di Maria volta a rinforzare le alleanze con la Spagna e con il Papato. Dall'altra parte c'era la fazione che si stringeva intorno a Luigi XIII, che si era dichiarato maggiorenne nel 1615 e che nutriva una profonda invidia per Richelieu. Questi fu nominato ministro nel 1617 (anche se ricopriva una mera funzione consultiva) e due anni più tardi cadde in disgrazia insieme alla sua protettrice. Da quest'esperienza Richelieu apprese la pericolosità di una lotta tra due fazioni e quanto fosse precario il favore reale.

Ritratto di Luigi XIII. Claude Deruet. Versailles

Ritratto di Luigi XIII. Claude Deruet. Versailles

Foto: Art Archives

Il tradimento

Quando il re e la regina madre si riconciliarono, Richelieu potè fare ritorno alla corte. Nel 1622 fu nominato cardinale e due anni più tardi entrò di nuovo nel governo come ministro effettivo. Poco a poco potè conquistare la fiducia di re Luigi XIII, che comprese che il cardinale era l'unico che poteva garantirgli ciò che veramente importava: la gloria di ristabilire la monarchia francese come potenza egemonica in Europa. La consacrazione della sua autorità arrivò nel 1630, in un episodio molto noto della storia francese la giornata degli ingannati. La regina madre, vedendo che il suo antico servitore era sempre più indipendente, decise di fare un ultimo sforzo per recuperare la fiducia del re suo figlio. La mattina del 10 novembre ebbe un colloquio nel palazzo di Lussembirgo con Luis, durante il quale chiese la destituzione di Richelieu. Il cardinale, introdottosi nel palazzo attraverso un passaggio segreto, fece irruzione nel bel mezzo del colloquio e, comprendendo il pericolo che correva, non esitò a umiliarsi chiedendo perdono alla regina e assicurandole la sua fedeltà. Il re, in una posizione scomoda, abbandonò la sala mentre la regina copriva di insulti il cardinale.

Richelieu credette di aver perso il potere e stava preparando la sua uscita di scena. Ma poche ore più tardi ricevette un invito del re a visitarlo a Versailles (che allora era un semplice padiglione di caccia). Lì, Luis gli reiterò la sua fiducia e ordinò a sua madre di ritirarsi dalla corte. Maria de' Medici aveva perso definitivamente la battaglia: un anno dopo sarebbe partita per l'estero e non avrebbe più rivisto suo figlio, ma non smise mai di denunciare l'ingratitudine del suo antico protetto.

La cappella di Le mercier, alla Sorbona, è frutto delle donazioni di Richelieu

La cappella di Le mercier, alla Sorbona, è frutto delle donazioni di Richelieu

Foto: François Bibal / Rapho ​

Ma la rivalità di Maria de' Medici non fu l'unica che il cardinale dovette affrontare. C'era anche il fratello minore di Luigi XIII, Gastón, che sentiva di essere stato privato dal primo ministro della posizione di prestigio che, secondo lui, gli corrispondeva di diritto. Molti aristocratici, "principi di sangue" e grandi signori erano d'accordo con Gastón, abituati com'erano a circolare liberamente a corte, a comportarsi loro stessi come sovrani e a cospirare e ribellarsi quando gli faceva comodo. Ma questa condotta secolare sarebbe stata messa in discussione dal ministro, deciso a mettevi fine.

Richelieu voleva porre freno ai complotti degli aristocratici

Per Richelieu la mancanza di disciplina e i continui intrighi dei nobili contro la monarchia erano la vera causa dell'indebolimento della corona, dentro e fuori le frontiere francesi. Bisognava porre fine a questa situazione ricorrendo a tutti i mezzi necessari. Il primo ministro riuscì a guadagnarsi la fiducia di alcune delle famiglie più in vista del Paese, come i Condé. Ma di fronte agli altri decise di applicare una politica di repressione e mano ferma.

I nobili al patibolo

In occasione dell'affaire Chalais – un intrigo per imporre il matrimonio a Gastón d'Orleáns nel 1626 – Richelieu ebbe la possibilità di dimostrare per la prima volta come sarebbero andate le cose a corte da quel momento in avanti. Una volta scoperto il piano Richelieu, invece di soffocare la questione, architettò un castigo esemplare: l'esecuzione pubblica di un gentiluomo di famiglia illustre, il conte di Chalais, e l'arresto per altri implicati nella vicenda. Alcuni di loro morirono in carcere.

Padre José, il frate cappuccino principale confidente di Richelieu

Padre José, il frate cappuccino principale confidente di Richelieu

Foto: Foto: Roger-Viollet ​

Da quel momento i giudici nominati dal cardinale iniziarono ad appellarsi senza alcun criterio al delitto di "lesa maestà". Di conseguenza, qualsiasi insurrezione contro l'autorità del re si considerava come un'attacco personale a Luigi XIII e veniva punito con la pena capitale. Un anno dopo un altro nobile illustre, François de Montmorency-Bouteville, fu condannato a morte a Parigi per essersi battuto in duello in pieno giorno, sfidando l'espresso e recentissimo divieto del re.

Il culmine dello scontro di Richelieu con le sfere più in vista dell'aristocrazia arrivò però nel 1632 con l'esecuzione del duca di Montmorency. Membro di una delle famiglie più in vista di Francia e governatore di Languedoc, Enrique di Montmorency si fece coinvolgere in un progetto di insurrezione contro Richelieu guidato dal fratello del re, Gastón. La rivolta, finanziata dagli spagnoli, non trovò appoggi in territorio francese e Montmorency fu catturato dalle truppe del re. Le grandi famiglie del regno supplicarono clemenza ma il Luigi XIII e Richelieu furono implacabili e Montmorency fu decapitato a Tolosa.

La sua esecuzione fu accompagnata da una persecuzione generale contro la nobiltà cospiratrice. La Bastiglia si riempì di prigionieri illustri, che d'altra parte furono trattati abbastanza bene. Altri nobili scelsero di emigrare nei Paesi vicini, soprattutto in Flandes e in Inghilterra. Quelli che rimasero nel Paese si lamentavano del clima di paura imperante che faceva in modo che "quasi non si parlava delle proprie miserie nemmeno in casa, con la propria famiglia". In ogni dove risuonavano solo gli elogi ufficiali alla politica del cardinale, che per mantenere questo status quo poteva su una rete di spie e di professionisti negli interrogatori, come il temutissimo Laffemas.

​Enrique II di Montmorency

​Enrique II di Montmorency

Foto: Bridgeman

Eppure le congiure e gli intrighi non cessarono mai del tutto, anche se verso la fine del mandato di Richelieu i più attivi non erano principi e nobili, ma i gentiluomini che vivevano a Parigi. Ispirati dalla storia classica, sognavano di porre fine alla tirannia di Richelieu assassinandolo come Giulio Cesare. Nel 1636 cercarono di sequestrare e assassinare il cardinale ad Amiens, ma l'attentato fu sventato all'ultimo minuto.

L'ultimo complotto

In quegli anni la Francia era in guerra aperta contro la Spagna. Il conflitto inizialmente aveva preso una piega decisamente poco favorevole per i francesi: le truppe spagnole penetrarono nel Paese e marciarono fino a Corbie, al nord di Parigi. Durante alcune settimane la capitale tremò e le critiche contro la cattiva gestione del conflitto da parte di Richelieu raddoppiarono. Nelle province scoppiarono rivolte gravissime per protestare contro l'aumento delle tasse. A Guyena, nel 1637, un esercito ribelle di quasi 10.000 uomini tenne in scacco le autorità per mesi e mesi, e due anni più tardi un'altra ribellione contadina in Normandia dovette essere repressa violentemente. Con il suo proverbiale sangue freddo, Richelieu riuscì a ristabilire l'ordine nel Paese e a recuperare le posizioni alla frontiera.

​L'aumento delle tasse durante il governo di Richelieu mise in ginocchio migliaia di famiglie contadine. Olio di Le Nain

​L'aumento delle tasse durante il governo di Richelieu mise in ginocchio migliaia di famiglie contadine. Olio di Le Nain

Foto: Bridgeman

Nel 1641 una nuova cospirazione dei nobili, appoggiata di nuovo dalla Spagna, quasi ebbe successo. La morte accidentale del leader della congiura, il conte de Soissons, salvò Richelieu in extremis. L'anno dopo, poche settimane prima della sua morte, il cardinale smantellò l'ultimo intrigo contro du lui, questa volta tramata da un giovane nobile, il marchese di Cinq-Mars, che aveva cercato di soppiantare Richelieu come uomo di fiducia di re Luigi XIII. Cinq-Mars e uno dei suoi complici, François de Thou, pagarono questo affronto con la vita.

Nel 1630 un Richelieu ormai anziano affermava: «Non ho altri nemici che quelli dello stato». Secondo lui, coloro che lo odiavano e cospiravano contro di lui attentavano alla monarchia e contro gli interessi dello stato. In certo modo la storia gli diede ragione: la sua politica repressiva preparò il terreno per il trionfo dell'assolutismo di Luigi XIV, il figlio di Luigi XIII, e inclinò la bilancia internazionale in favore della Francia, a discapito di una Spagna indebolita. Ma tutto ciò ebbe un prezzo: quello di un'antica tradizione di libertà e di indipendenza sacrificata sull'altare dell'impero e della ragione di stato.

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