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Legionari in formazione di attacco

Il gladio era una piccola spada a doppio taglio con la lama larga e molto appuntita, ed era l’arma di ordinanza in dotazione ai legionari dell’esercito romano. Benché l’uso di quest’arma si prestasse all’esecuzione di fendenti verticali e tagli laterali, il legionario la usava principalmente nell’affondo. La punta triangolare, affilatissima da ambedue i lati, era progettata proprio con l’intenzione di penetrare facilmente le corazze e le carni del nemico.

Ispirato alle corte spade in dotazione agli eserciti sanniti e iberici, il gladio fu opportunamente modificato per essere usato dai legionari di Roma. Una leggenda ci racconta che Scipione l’Africano, durante la campagna in Spagna, dopo aver conquistato la città di Cartago Nova in cambio della salvezza dell’insediamento, chiese ai fabbri del posto, famosi in tutta l’Iberia, di costruirgli 100.000 gladii per equipaggiare le sue legioni, arma poi nota con il nome di “gladius hispaniensis”.

I Romani usavano il gladio in quanto piccolo e molto più maneggevole nel combattimento ravvicinato imposto da un muro di scudi rispetto ad una spada più lunga, che invece richiedeva maggiore mobilità e spazio. Questa caratteristica essenziale rispecchiava il metodo di combattimento dei Romani in età repubblicana e imperiale. I Romani infatti erano soliti combattere con gli scudi a contatto, con formazioni molto fitte, basti vedere la testuggine, e colpivano soprattutto di punta perché, come diceva lo scrittore romano Vegezio, «con la punta si uccide più in fretta».
Il gladio veniva anche utilizzato nei combattimenti-spettacolo organizzati negli anfiteatri. I duellanti presero quindi dalla loro arma più comune il celeberrimo nome di gladiatori.


Il gladio venne introdotto in sostituzione della “Lingula”, un tipo di spada lunga tra i 50 ed i 60 centimetri di origine greca e di forma più allargata, all’incirca nel IV secolo a.C., subendo poi un’evoluzione nel corso degli anni, come tutte le armi da offesa e da difesa dell’esercito romano.
Il “gladius hispaniensis” venne utilizzato durante l’età repubblicana, in particolare durante la seconda guerra punica, ed era appeso sul fianco destro di Hastati, Principes e Triarii. Chiamato così per la sua origine iberica, era fornito di una punta di eccezionale efficacia, capace, inoltre, di colpire con violenza di taglio su entrambi i lati. Aveva una lunghezza di circa ai 75 cm., e fu utilizzato per molto più tempo rispetto alle successive evoluzioni.
Il gladio “tipo Magonza”, chiamato così dal luogo del rinvenimento in Germania, era il modello più diffuso nel corso del I secolo d.C.. Dotato di una punta molto più lunga rispetto al suo predecessore, questo gladio aveva una misura che variava dai 40 cm ai 55 cm con una larghezza che era compresa nella parte superiore tra 54 e 74 millimetri, mentre nella parte inferiore prima della punta era di 48–60 millimetri. Era particolarmente adatto a trafiggere con la sua punta che poteva arrivare fino ai 20 cm.
Sul finire del I secolo d.C., fu introdotto un nuovo modello di gladio: il “tipo Pompei”. Questo gladio aveva una lama dritta e una punta più corta, con foderi in legno e cuoio e rinforzi in bronzo. Le dimensioni variavano da 42 cm a 55 cm con una larghezza compresa tra 42 e 45 mm. Era un’arma molto più bilanciata rispetto al “tipo Magonza” ed era adatta per procurare ferite da taglio e da affondo. Entrambi i modelli avevano una impugnatura in osso o legno protetta da una guardia in legno ed erano controbilanciati da un pomo anch’esso in legno.
Tutti i modelli di gladio venivano portati dai legionari sul fianco destro e venivano estratti mediante una torsione del braccio destro, per non intralciare l’uso dello scutum (scudo) che veniva portato e usato con il braccio sinistro.
Nel tardo impero il gladio venne sostituito con una nuova arma, molto più lunga rispetto al gladio: “la spatha”.
La “spatha” lunga dagli 80 ai 100 centimetri, veniva usata, oltre che dai legionari del tardo impero, anche dai cavalieri. Essa era di ferro e si piegava facilmente nelle collisioni con altre lame o scudi. Per questo motivo la spatha era utilizzata soprattutto per colpire e non per parare i colpi, funzione attribuita invece allo Scutum.
Successivamente, la “spatha” trovò largo utilizzo fra gli ausiliari a cavallo romani, data la lunghezza della lama che permetteva di colpire il nemico più in basso.

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