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Come sarà ricostruita la guglia crollata di Notre-Dame? Dalla proposta italiana di Fuksas agli altri progetti del mond


 

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Come sarà ricostruita la guglia crollata di Notre-Dame? Fioccano le suggestioni dei vari studi di architettura, dalle strutture trasparenti e leggere, alle idee green che prevedono l’uso della plastica recuperata dagli oceani. E poi c’è chi propone una monumentale fiamma per trasformare in eterna bellezza la tragedia vissuta in diretta da tutto il mondo il 15 aprile.

Il concorso internazionale

Dopo il terribile incendio della Cattedrale di Notre-Dame  visto in diretta da ogni latitudine del pianeta, il Primo Ministro francese  Édouard Philippe ha annunciato un concorso internazionale per ricostruire una guglia ‘adatta alle tecniche e alle sfide del nostro tempo. Ha poi aggiunto: “Il concorso internazionale ci permetterà di porre la domanda se dobbiamo ricreare la guglia come è stata concepita da Viollet-le-Duc o, come spesso accade nell’evoluzione del patrimonio, se dovremmo dotare Notre Dame di una nuova guglia. Questa è ovviamente una grande sfida, una responsabilità storica“.

Da quel momento i principali studi di progettazione del mondo hanno avanzato le loro proposte, o meglio, le loro suggestioni, trattandosi per il momento, solo di mostrare – attraverso i vari rendering – il taglio concettuale della propria idea di ricostruzione  che assicurerà alla cosiddetta archistar vincitrice del concorso  gloria imperitura nella storia dell’arte contemporanea.

Perché gli  studi di progettazione dicono no al ‘finto storico’?

La maggior parte delle proposte per il momento sembrano orientate ad accettare la sfida dell’uomo contemporaneo che intende lasciare la sua traccia nella stratificazione storica di una città come Parigi. Del resto la stessa guglia crollata davanti agli occhi di milioni di persone – sintonizzate attraverso la tv o collegate tramite i social media- era essa stessa il risultato di un concorso di progettazione indetto dal governo per sostituire una precedente rimossa a causa dell’instabilità strutturale. La Cattedrale di Notre-Dame così come la conosciamo infatti, era già il risultato di precedenti interventi avvenuti nel corso dell’Ottocento.

Notre-Dame, Parigihttps://artslife.com/wp-content/uploads/2019/04/4431909_2014_notre_dame_macron-300x200.jpg 300w, https://artslife.com/wp-content/uploads/2019/04/4431909_2014_notre_... 768w, https://artslife.com/wp-content/uploads/2019/04/4431909_2014_notre_... 822w, https://artslife.com/wp-content/uploads/2019/04/4431909_2014_notre_... 990w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" />
Notre-Dame, Parigi

Quello che va preservato e tramandato non è l’aspetto materiale della costruzione ma la sua anima, il suo valore simbolico. Ricostruirla esattamente come prima significherebbe aver considerato solo l’aspetto materiale della perdita della struttura mentre quello che deve sopravvivere è lo spirito del luogo che non può non tener conto di quanto accaduto il 15 aprile. Ancorarsi al passato facendo finta che nulla sia successo è la negazione della speranza nel futuro. Una scelta  non in linea con la storia del luogo.

Notre-Dame non è solo un simbolo religioso e una delle mete favorite dall turismo di tutto il mondo, ma anche una delle principali testimonianze del superamento di un’epoca di fortificazioni e chiusure che ha mirabilmente sintetizzato il noto architetto Massimiliano Fuksas in un passaggio dell’intervista rilasciata qualche giorno fa all’Huffington Post:

“L’immagine della guglia che era alta circa 90 metri che bruciando cadeva è una cosa che mi ha fatto pensare che una parte del mondo stava scomparendo. La storia importante è sapere che il gotico è la ricostruzione di un mondo. Dopo Roma, dopo la caduta dell’impero romano basato sul concetto di città, il gotico è stato il primo tentativo di ricostruire la città mercantile, la città commerciale, i rapporti. E l’importanza della città era in parte data dalle dimensioni di queste enormi cattedrali che sul modello di Saint Denis, in 200 anni, si sono diffuse in tutta la Francia. È il momento in cui rinasce la cultura della città, ci sono i commerci il mercato e l’Europa non è più luogo da difendersi ma anche dell’incontro. Un mondo in cambiamento che Notre Dame rappresenta perfettamente”.

Uno spirito che i principali studi di architettura intendono far rivivere attraverso il connubio tra il giusto tributo al passato e uno slancio di speranza verso il futuro.

La maggior parte delle proposte che fioccano ogni giorno attraverso i rendering pubblicati nei vari social media, sembrano tutti optare per una sorta di compromesso tra l’antica forma della guglia e i nuovi materiali messi a disposizione dalle nuove tecnologie. Anche se non mancano sorprese e provocazioni. O pareri completamente contrari come quello del capo della società di restauro che lavora nel cantiere che, secondo quanto riportato da La Stampa, pensa che la cosa migliore sia ricostruire la copertura in legno.

Il piano di messa in sicurezza e le polemiche

Intanto procedono i lavori per la messa in sicurezza della cattedrale, un piano in cinque tappe che durerà alcuni mesi e servirà letteralmente ‘a salvare Notre-Dame’. Hanno usato proprio queste parole i vari esperti durante la conferenza stampa di presentazione del piano di qualche giorno fa, facendo capire, nemmeno tanto sottilmente, che non si è del tutto fuori dall’emergenza e che questa è probabilmente la fase più delicata di tutto il successivo processo di ricostruzione.

In questa fase caotica e di incertezza non mancano le  polemiche. Da chi vede nell’incendio una sorta di complotto di non si sa quali poteri forti interessati a creare caos, chi critica lo slancio generoso dei vari miliardari del globo pronti a mettere a disposizione somme ingenti per la ricostruzione e che non hanno dimostrato la stessa generosità per altre cause umanitarie e chi pensa che alla fine a spuntarla in questo concorso internazionale per la progettazione non sarà necessariamente il progetto migliore ma quello che riuscirà a catalizzare il maggior consenso magari attraverso una bella cordata di sponsor alle spalle.  Noi preferiamo essere ottimisti e pensare che il progetto vincitore avrà il maggior consenso semplicemente perché considerato il più adatto alla grande sfida di lasciare un messaggio positivo alle generazioni successive.

Trasparenze e spiritualità

Tra tutti i progetti, per quanto riguarda l’Italia, spicca quello dello Studio Fuksas -guidato da Massimiliano e Doriana Fuksas –  che unisce tradizione e modernità,  un pizzico di nostalgia per il passato unito alla speranza del futuro attraverso una guglia in cristallo Baccarat che possa essere illuminata anche di notte. Il taglio concettuale del progetto mira ad unire il simbolo della labilità della storia e di tutte le costruzioni alla speranza di una rinnovata spiritualità attraverso il valore simbolico del cristallo. “Un faro di speranza per il futuro nella notte di Parigi”

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Immagine del rendering dalla pagina Facebook dello Studio Fuksas

Se la spirale di cristallo simboleggia la fragilità  della storia e della spiritualità – come giusto tributo a quanto accaduto il 15 aprile – la luce è invece il simbolo dell’immaterialità. Un riferimento a quanto di veramente prezioso si deve preservare e tramandare dopo il crollo della guglia: il suo valore spirituale e simbolico.

La proposta dello Sudio Fuksas sembra, tra le tante, una delle suggestioni che meglio riesce a trovare il giusto compromesso non solo tra il passato e il contemporaneo ma anche tra il fattore estetico a quello concettuale.

 

La  mediazione tra antico e contemporaneo attraverso una struttura leggera e ‘trasparente’  è un’ipotesi presa in considerazione anche da molti altri studi di progettazione internazionali. L’architetto russo Alexander Nerovnya ha pensato ad affiancare un tetto in vetro a una guglia più tradizionale portando il concept del progetto prevalentemente sul terreno del legame tra antico e moderno attraverso il flusso della storia.

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Immagine dell’account Instagram di Alexander Nerovnya

Un concetto tutto sommato pensato – anche se con materiali e risultati estetici ben diversi – dall’architetto francese David Deroo che riprende le forme del tetto e della guglia precedenti all’incendio, rielaborandole con l’innovazione del nostro tempo.

C’è poi il tetto in vetro e acciaio proposto dall’archistar inglese Norman Foster che, completamente trasparente, lascia entrare la luce naturale dall’esterno.

L’amplificazione della luce sembra anche il leitmotiv dello studio di architettura di San Paolo AJ6 che riprenderebbe i motivi delle splendide vetrate colorate della cattedrale.

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Rendering ricostruzione Notre Dame

C’è poi chi vuole riprendere ancora più radicalmente la connessione gotica tra terra e cielo attraverso strutture sottili e fasci di luce che mirano a raggiungere il cielo come quella rappresentata dallo studio Vizumetalier.

L’idea radicale che vuole esorcizzare il 15 aprile

Forse l’idea più provocatoria è quella di chi vuole cristallizzare in eterna bellezza la tragedia dell’incendio, suggerendo una copertura che riprenda l’immagine di una gigantesca fiamma ricoperta in foglie d’oro. E’ questo il modo in cui il designer francese Mathieu Lehanneur intende evidentemente esorcizzare quei terribili momenti.

Le idee green: dalla serra alla plastica riciclata

Non potevano di certo mancare le idee green, come ad esempio quella dello Studio NAB che prevede la creazione di una serra sul tetto della cattedrale o quella dell’azienda olandese CONCR3DE secondo la quale si potrebbero trasformare le macerie della cattedrale crollata, in una nuova pietra da utilizzare tramite la stampa 3D per ricreare parti come i gargoyle.

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© 2019 by Studio NAB

L’idea ambientalista  più radicale sembra essere però quella dello studio Drift di Amsterdam secondo il quale si potrebbe costruire un nuovo tetto dalla plastica raccolta dai nostri oceani.

Il concept della ricostruzione e la  grandeur francese

Insomma, le idee non mancano anche se per il momento si tratta, come abbiamo già accennato, solo di suggestioni, idee di principio, non progetti veri e strutturati. Solo dopo il concorso internazionale sapremo quale sarà il concept della ricostruzione preferito a Parigi. Difficile pensare a qualcosa di scontato o troppo semplice, conoscendo lo spirito che anima da sempre la grandeur francese. Quel che conta è che il progetto vincente non sia autocelebrativo ma al servizio di un’idea armoniosa che rispetti il flusso della storia. Una storia che appartiene a tutti noi.

(Nell’immagine di copertina, particolare del rendering dello Studio Fuksas (immagine dalla pagina Facebook)

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