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Situata nell’estrema parte nord-orientale della città, tra il Viminale e l’Esquilino, tra la via Nomentana e la via Tiburtina, i Castra Praetoria costituivano le caserme dei Pretoriani a Roma. Queste caserme diedero poi il nome a tutto il rione circostante.
L’antico campo militare misurava ben 440 x 380 metri, coprendo una superficie di circa 16 ettari e presentava verso ovest un’area per le esercitazioni. Le mura del castra, alte sotto il principato di Tiberio dai 3 ai 5 metri, vennero in parte danneggiate durante la guerra civile del 69 d.C., che vide susseguirsi sul trono imperiale, nell’arco di un solo anno, i famosi quattro imperatori, e ricostruite da Vespasiano. Quando due secoli più tardi Aureliano fornì di una nuova cinta muraria la città, l’accampamento dei pretoriani venne inglobato nel loro percorso.
Ancora oggi a distanza di due millenni vi sorge la Caserma “Castro Pretorio”, sede del Raggruppamento Logistico Centrale dell’Esercito Italiano, ragion per cui risulta la caserma più antica al mondo ancora presidiata da militari.

Tracce della Porta Pretoriana

Tracce della Porta Pretoriana


I Castra Praetoria ospitavano i Pretoriani, ovvero un corpo di soldati scelti a guardia dell’Imperatore, costituiti da Augusto tra il 29 e il 20 a.C., ebbero grande influenza nell’arco di tutta la storia dell’impero, fino al loro scioglimento avvenuto sotto Costantino. La caserma venne costruita durante la reggenza di Tiberio tra il 20 e il 23 d.C., su consiglio del potente prefetto del pretorio, Seiano, per radunarvi le nove coorti pretoriane esistenti all’epoca.
I Castra Praetoria avevano un perimetro quadrangolare, con angoli arrotondati e il lato meridionale obliquo. Se ne conservano ad oggi tre lati e tracce del quarto lato occidentale.
Il recinto che circondava la caserma interamente costruito in opera laterizia, presentava addossate sul lato interno una serie continua di celle in opera reticolata coperte con volta a botte, sopra le quali correva il camminatoio di ronda. Il muro originario era alto 4,75 metri, poi rialzato di quasi 3 metri da Aureliano quando lo incluse nelle mura da lui erette.
Al centro dei rispettivi lati vi si aprivano quattro porte: la praetoria, la decumana, la principalis sinistra e la principalis dextera, resti delle quali sono ancora visibili sui lati nord ed est.
All’interno gli ambienti seguivano le mura per tutta la loro lunghezza, mentre nella parte centrale era occupata da due lunghe file di edifici, originariamente su due piani. Tra di essi correvano strade interne. Un gruppo di questi edifici venne rinvenuto alla fine del XIX secolo nei lavori di viale Castro Pretorio, mentre altri sono stati scavati nella seconda metà del XX secolo durante i lavori alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che venne costruita sul sito dell’antica caserma.
Il lato rivolto alla città, distrutto da Costantino quando abolì la guardia pretoriana, presentava un arco di marmo, del quale sono stati rinvenuti alcuni elementi. Il campo delle esercitazioni era infine posto al di fuori del muro di cinta, in un’ampia area sterrata tra la caserma e la città.

Resti del muro di ronda

Resti del muro di ronda


Come detto sopra il muro di cinta dei Castra Praetoria venne inglobato nella nuova cinta muraria voluta da Aureliano, in questa occasione il recinto venne innalzato, e vennero chiuse le porte. Durante il regno di Massenzio questo muro venne ulteriormente rialzato, e vi furono aggiunte alcune piccole torri di guardia. Altre modifiche si ebbero anche nei decenni seguenti, in particolare durante il principato di Onorio e anche nel VI secolo d.C. per opera dei Bizantini, con restauri effettuati con blocchi di tufo ricavati molto probabilmente dalle già antiche mura serviane.
A partire dal 1960 vennero condotti una serie di scavi che diedero la possibilità di portare alla luce diversi ambienti dei Castra, non che un grandissimo deposito di anfore romane, usate per riempire il fossato del vicino aggere delle mura serviane.

 

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