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Di Laura Corchia

Siamo abituati a pensare Caravaggio come un artista del Seicento e quindi lo associamo spontaneamente al Barocco, ma il Merisi è e rimane fuori da questa categoria storica di cui, semmai, per certi versi, prepara il terreno. La sua arte può essere considerata una cerniera tra il Cinquecento e il Seicento.

Come si è soliti associare i dipinti di Caravaggio alla cultura del Seicento, così spesso si pensa a un collegamento con la musica di quel secolo, dunque con quella generazione di musicisti che allietavano le corti romane con i loro componimenti: Landi, Mazzocchi, Marazzoli e Vitali. Ma presumibilmente Caravaggio non ascoltava la loro musica.

La generazione musicale di questi anni di passaggio è quella di Nanino, Anerio e Soriano, allievi di Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594).

Nel Suonatore di liuto vi è uno spartito musicale che è stato identificato come un madrigale dal titolo Voi sapete ch’io v’amo composto dal musicista franco-fiammingo Jacob Arcadelt e presente nel fortunatissimo e diffusissimo libro Primo libro di madrigali, pubblicato a Venezia intorno al 1539. L’opera fu commissionata dal marchese Vincenzo Giustiniani e rappresenta una mezza figura di giovane, con tunica bianca antichizzante e nastro tra i capelli, seduto a un tavolo mentre suona il liuto. Ha un viso leggermente effeminato e la bocca semidischiusa, colto forse nel momento in cui sta intonando il canto. A sinistra è poggiata una caraffa di vetro e intorno sono disposti alla rinfusa dei frutti.  Baglione (1642) ricorda che Caravaggio “dipinse per il Cardinale […] un giovane, che sonava il Lauto, che vivo, e vero il tutto parea con una caraffa di fiori piena d’acqua […] E questo fu il più bel pezzo, che facesse mai”.

Michelangelo_Merisi_da_Caravaggio_-_Lute_Player_-_WGA04086

Nella tela Riposo durante la fuga in Egitto, san Giuseppe regge nelle mani uno spartito musicale, che è stato riconosciuto come una composizione di un altro musicista franco-fiammingo, Noël Bauldewijn, autore di un madrigale sul tema del Cantico dei cantici, Quam pulchra es. Qui la Sacra Famiglia è raffigurata mentre si concede un po’ di sosta ai margini del bosco, sul far della sera nell’autunno incipiente. La Madonna abbigliata di un magnifico manto rosso fuoco si è addormentata mentre abbraccia teneramente il Bambino, appoggiando il proprio viso al suo. san Giuseppe si è seduto sul sacco delle masserizie, accanto ad un fiasco di vino. Miracolosamente si materializza un angelo che suona il violino, mentre lo stesso Giuseppe gli regge lo spartito.  Caravaggio descrive con occhi attento tutta la scena: piante, foglie, sassi, la fresca acqua sullo sfondo, le piccole querce della campagna romana, le erbe grasse e spinose. La sua meticolosa pitture descrive l’angelo con forme apollinee (Calvesi), coperto solo da una tunica svolazzante e il cui volto è vivacizzato da un ciuffo ribelle. I piedi del vecchio stanco si sfiorando l’un l’altro, nel gesto umano e involontario di scaldarsi, forse mossi da un brivido. Maurizio Marini insiste sul rapporto dell’opera con il Cantico dei Cantici e intravede qui “un complesso organismo allegorico in cui s’incastrano molteplici elementi culturali dal subistrato biblico (in chiave messianica) che non si sottrae all’inclinazione controriformata […] il tutto è impregnato dal senso della redenzione, in un clima di stasi elegiaca (il sonno, metafora della morte, è un ulteriore simbolo di salvazione, connesso com’è alla morte e resurrezione di Cristo e alla corredenzione della Vergine) e costituisce, all’estremo, un iperbolico sincretismo di Vecchio e Nuovo Testamento”. L’opera, eseguita da Caravaggio nei primi anni del suo soggiorno romano, è ricordata nell’inventario della collezione di Olimpia Aldobrandini, sorella del Cardinal Pietro, probabile committente dell’opera, noto per i suoi interessi in campo musicale.

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Caravaggio_-_Il_riposo_durante_la_fuga_in_Egitto

Proseguendo la nostra analisi, non si possono non menzionare altre due opere che si collegano al tema della musica: i Musici e l’Amore Vincitore. 

Il dipinto raffigurante i Musici ha un soggetto misterioso e affascinante: al centro della composizione un giovane con lito in mano, gli occhi fissi verso un punto lontano e la bocca semiaperta, ha uno sguardo concentrato e rapito; a destra un ragazzo di spalle legge uno spartito indossa una tunica bianca che gli lascia scoperta una spalla; mentre dal fondo sporge il viso di un ragazzo riccioluto, con un cornetto in mano, che guarda lo spettatore. A sinistra s’intravede un giovanissimo fanciullo con ali e faretra, identificato come Amore, chinato a staccare un grappolo d’uva.

caravaggio-musici

Sono sei i madrigali che Gaspare Murtola dedica al Caravaggio. I primi tre fanno riferimento all’Amore Vincitore, probabilmente realizzato per il marchese Vincenzo Giustiniani. Nell’inventario del 1638 compare un “Amore ridente in atto di dispregiar il mondo che tiene sotto con diversi strumenti, corone, scettri e armature, chiamato per fama il Cupido del Caravaggio”. Il topos virgiliano Omnia Vincit Amor viene qui connotato da un’accezione negativa: l’amore ridente vince sulle arti (musica, poesia, matematica, arte militare). L’interpretazione che invece offrono le rime del Murtola è opposta, in quanto nell’Amore si scorge l’allegoria della virtù di un vero nobile. Amore, quindi, non è lo sprezzante vincitore delle arti, ma si innalza sugli strumenti materiali della sua virtù. Il riso dell’Amore non è dissacrante, ma indica allegrezza e ilarità mentre la corazza è simbolo di virtù.

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310px-Caravaggio_-_Amor_vincit_omnia

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